Gli scolari

L’opera fu esposta alla Biennale di Venezia del ’28 e acquistata nel 1935 dal Museo di Arte Moderna di Palermo, dove tuttora è conservata.

Casorati traspone il tema della classe all’interno della propria poetica del Realismo magico. La classe è simbolizzata da una stanza disadorna, dove domina un tavolo ricoperto da una stoffa damascata, sul quale si trovano gli strumenti nobili del sapere: un enorme dizionario enciclopedico aperto, un mappamondo, un righello. Un  richiamo alla cultura scientifica è contenuto nelle figure geometriche disegnate a gesso su una lavagna, che si trova sulla destra della scena, alle spalle dell’insegnante. Un gruppetto di cinque allievi in piedi si trova dietro il tavolo, in un’atmosfera sospesa in un misterioso, religioso e composto silenzio. Sicuramente la stessa esperienza di docente del pittore si riflette nella semplice, umile, nobile compostezza della insegnante.

Una parete cilestrina chiarissima fa da bilanciamento cromatico alla scura ardesia della lavagna mentre la profondità è creata dal protagonismo del tavolo, visto d’angolo, che riempie la metà inferiore dell’opera, in primissimo piano. La raffigurazione della scuola viene potentemente delineata, con  ricorso a pochi elementi, come un  momento alto e nobile di crescita personale.

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Felice Casorati

(Novara 1883- Torino 1963)

Giovanissimo si indirizzò all’arte, nel campo della musica, divenendo abile pianista già a tredici anni. Durante una fase di convalescenza, riceve una scatola di colori  e attrezzi da  disegno in regalo dal padre,  e comincia ad accostarsi alla pittura. Le sue prime opere sono paesaggi e ritratti della madre e delle sorelle. Venticinquenne presenta alcuni dipinti alla Commissione della Biennale di Venezia. Viene accettato, riscuotendo con il “Ritratto della sorella Elvira” un grande successo di pubblico e in parte di critica. Nel 1910, mentre partecipa alla sua terza Biennale, rimane fortemente  colpito dalla visione delle 22 opere ivi esposte di Gustav Klimt. Le influenze della Secessione si aggiungono, assieme a certe influenze dell’Art Nouveau, alla  ricerca di una cifra pittorica personale originale. Trasferitosi a Torino entra in contatto con il gruppo di “Rivoluzione liberale” di Piero Gobetti, che sarà anche il primo a scrivere una monografia entusiasta sulla sua pittura nel 1923. Sul piano stilistico, Casorati, pur nella attualizzazione moderna dei soggetti, si riferisce alla pittura di Piero della Francesca. Caratteristica anche dei suoi quadri l’atmosfera sospesa e misteriosa delle  scene, creata da una fermezza cristallina dell’immagine, da una forte staticità delle figure, dai loro atteggiamenti espressivi e dalla profondità delle luci, che penetrano anche nelle zone in ombra. Cifra delle opere di questo periodo è il Realismo magico, una atmosfera affine alla Metafisica, che si veniva sviluppando in quegli anni. La personale del 1924 alla Biennale di Venezia, curata da Lionello Venturi, lo consacra artista di prima grandezza. Nel dopoguerra, da  autorità culturale universalmente riconosciuta, continua ad applicarsi nell’insegnamento, nella pittura e allestimento di  scene per i più grandi teatri italiani e  nella produzione feconda di opere di pittura e di grafica. Morirà il 1 marzo 1963, dipingendo fino allo stremo delle forze.