Articolo 24

Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi.
La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento.
Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari.

Articolo 101

La giustizia è amministrata in nome del popolo.
I giudici sono soggetti soltanto alla legge.


La legalità non è il fine a cui tendere, ma il grimaldello per giungere al vero obiettivo: la giustizia... che a sua volta è il marchingegno per essere felici. 
La legalità è come una barca su cui attraversare il mare e giungere sull’isola che traspare all’orizzonte, verdeggiante di giustizia. Non ne conosciamo l’aspetto, l’odore, il sapore, l’essenza, né sappiamo nuotare o remare, ma navigando ci rendiamo conto che un remo aiuta, due vanno meglio; dopo esserci capovolti cominciamo ad infilare le onde di prua non di fianco; la pelle arsa ci ammonisce a coprire il capo per ripararlo dal sole ed a rinfrescare le carni nell’acqua; inventiamo la vela per volare... impariamo a curare le ferite, perdiamo qualcuno nei flutti. 
Ogni errore che commettiamo è come una legge ingiusta; nel momento in cui individuiamo il comportamento per evitarlo, siamo approdati ad una legge giusta; a volte la soluzione non è immediata, richiede tempo, tentativi, sacrifici. 
Capita che ciò che riteniamo giusto sia ingiusto, perché l’istinto di sopravvivenza dei forti soffoca quello di socialità dei più civili, sensibili, deboli. Col fluire dei millenni l’intelligenza e la lungimiranza delle persone socievoli si sono gradualmente imposte sulle prevaricazioni, sempre più cruente e insensate, e man mano le leggi ingiuste sono svanite per essere sostituite da norme giuste. 
È un cammino lungo che coinvolge anche noi; durerà fino a quando spirerà l’ultima ingiustizia. 
Nel secolo scorso abbiamo superato alcuni scogli insidiosi, introducendo il voto per le donne, prima negato, e vietando la pena di morte, prima ammessa.
Le leggi attuali non sono giuste, ma solo la massima espressione di giustizia che abbiamo realizzato in Italia nel 2017. Rispettarle migliora la vita di tutti e costituisce il metodo più efficace di cui dispongono onesti e deboli per la felicità... almeno finché non toccheremo la sabbia dell’isola della giustizia.
I giudici, i poliziotti, le autorità applicano le leggi non la giustizia, possono dunque compiere delle ingiustizie, ma senza leggi sarebbe peggio. Sta a noi conservare le leggi giuste ed eliminare quelle ingiuste. Se ci accontentiamo di quelle che ci sono, non favoriamo la giustizia e rinunciamo alla nostra felicità, o ad una sua parte, o a quella dei nostri figli. Legalità, giustizia, felicità!