San Francesco dona il mantello a un povero


Dipinte tra il 1290 e il 1295, le Storie di San Francesco costituiscono un ciclo capitale delle storia della pittura italiana. Con questi affreschi per la prima volta vediamo all’interno di una chiesa non ori o simboli astrusi, ma la vita quotidiana attraverso il racconto della vita del Santo. Nell’episodio dell’Elemosina del mantello, con il quale Giotto diede inizio alla decorazione della navata superiore, non c’è un fondale architettonico, quindi l’artista sfrutta i profili obliqui dei colli per portare l’attenzione del riguardante dove essi si incrociano, dietro la testa nimbata di San Francesco; una delle oblique si prolunga poi nel braccio teso del santo e nel mantello, l’altra va a bloccarsi sul collo dell’asino in un gioco armonioso di direttrici spaziali.

Giotto

(Vespignano 1267ca - Firenze 1337)


Secondo la leggenda, il grande pittore Cimabue avrebbe incontrato il giovane Giotto in campagna mentre ritraeva sulla roccia la pecorella di un gregge con tanta abilità da convincere il maestro seduta stante a invitarlo nella sua bottega. Di certo, la formazione di Giotto avvenne presso la bottega di Cimabue; è probabile che in seguito sia stato anche a Roma e vi abbia studiato i grandi cicli musivi e pittorici del IV e V secolo d.C., nonché l’opera degli artisti contemporanei come Pietro Cavallini e Arnolfo di Cambio, mettendosi anche in luce presso la corte papale per meritarsi un posto nel grande cantiere della Basilica di San Francesco d’Assisi, dove dipinse le Storie di San Francesco sulle pareti della navata della basilica superiore.