Ritratto del padre

Nel genere del ritratto Cezanne si cimentò frequentemente (realizzò quasi 200 ritratti) ma con un approccio molto diverso da quello dei pittori accademici, non solo per la scelta dei soggetti, che ricade prevalentemente su familiari o conoscenti, ma soprattutto per il linguaggio formale, sempre più svincolato dai dogmi della tradizione che esigeva perfezione prospettica e nitidezza di immagini.

Nel Ritratto del padre, infatti, le forme sono affidate a pennellate corpose entro sommarie linee di contorno. Il pittore, in quest’opera allude simbolicamente alla conflittualità del suo rapporto con il padre, fortemente scettico sulla carriera artistica intrapresa dal figlio e lo raffigura intento a leggere un giornale che sicuramente il genitore non teneva in gran stima (L’Evènement, dalle pagine del quale lo scrittore Zola aveva attaccato l’arte ufficiale del Salon) con alle spalle proprio una sua tela.

Paul Cezanne

(Aix en Provence 1839- 1906)

Nato in Provenza, da una famiglia di origine italiana, nel 1861 abbandonò gli studi di legge  per compiere la sua formazione artistica a Parigi.

Espose alla prima (1874) e alla terza (1877) mostra degli Impressionisti ma rimase in qualche modo sempre indipendente dal gruppo senza mai adottare totalmente le loro tecniche e finalità.

Si interessò in effetti più dell'analisi strutturale che della superficie e il suo obbiettivo consisteva nel fondere la grandezza formale degli antichi maestri con il naturalismo e il colore della pittura contemporanea.

In seguito alla morte del padre, nel 1886 Cézanne ereditò i beni della famiglia e visse principalmente ad Aix. Si trovò così libero da preoccupazioni economiche e per la prima volta nella sua carriera poté concentrarsi solo sull'arte; nei successivi vent'anni non fece praticamente altro che dipingere, perseguendo i suoi ideali con disciplina e pazienza.  Si dedicò soprattutto ad alcuni soggetti che preferiva: ritratti della moglie, nature morte, e soprattutto i paesaggi provenzali, in particolare il Mont Sainte-Victoire, che acquistò per lui un forte valore simbolico.