PALAZZO CARAFA

(RECUPERO E RESTAURI)


Il museo archeologico di Calatia è ospitato all’interno del casino di Starza Penta, una delle residenze principali della famiglia Carafa della Stadera, che ebbe in feudo Maddaloni fin dal 1465. Tale scelta deriva dal profondo legame tra i Carafa e il territorio.

Le prime notizie relative al Palazzo risalgono al 1552 quando viene citato come “Starza della masseria delle Torri” nell’atto di donazione che Diomede II fa alla moglie Roberta di Stigliano; si trattava, allora, di una masseria fortificata con torrette di avvistamento, di cui ne restano due. Solo nel 1610 lo troviamo citato con il nome “Starza Penta” tra i beni di Diomede IV. Sarà poi il duca Marzio III  nel 1660 a realizzare una grande opera di restauro della struttura trasformandola in villa d’ozio e casino di caccia. I grandi lavori voluti da Marzio hanno creato la struttura che noi vediamo ancora oggi, ma i lavori saranno poi completati dal figlio Carlo I  nel 1714; questo fu il periodo di massimo splendore per la struttura ed il culmine si ebbe con l’avvento del re Carlo di Borbone, che spesso era ospite della struttura durante le sue frequenti battute di caccia. Con  Ferdinando IV di Borbone, nel 1765, Maddaloni conobbe un periodo di grande declino e con essa il casino e i Carafa. Nel 1850 il Palazzo venne occupato dalle truppe militari insediate a Maddaloni, che stravolsero la struttura per adeguarla ad alloggi per un contingente di soldati del 13° “Cacciatori Svizzero”. Restituito ai Carafa nel 1855, nell’anno successivo fu acquistato dal notaio Raffaele Palladino che ne risistemò la facciata. Dopo varie vicissitudini i Colubrano, eredi dei Carafa, riottennero il casino. Nel 1939 fu espropriato e assegnato prima al Demanio Militare e poi dal 1993 a quello Storico Artistico; attualmente in uso al Polo Museale della Campania ospita il museo dal 2003.

L’assetto attuale rispecchia quello del restauro voluto dal duca Marzio III a fine ‘600, solo parzialmente modificato dai successivi interventi tesi a trasformare la struttura da casino di caccia a fabbricato urbano alla metà dell’800; l’esposizione al primo piano, infatti, occupa gli ambienti del piano nobile del Palazzo di cui, dopo lunghi e complessi restauri, sono stati recuperati gli affreschi settecenteschi, le incartate delle travi lignee ed i parati ottocenteschi. All’interno di questa prestigiosa cornice trovano sede i tanti reperti provenienti dall’antico abitato e dalle necropoli di Calatia, allo scopo di restituire e rendere fruibile alla comunità un patrimonio che è di tutti, di prendere coscienza delle proprie origini, di riappropriarsi della propria identità, condividendo un bene comune.