Art. 1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.





LA REGOLA


L'articolo 1 fissa in modo solenne il risultato del referendum del 2 giugno 1946: l'Italia è una repubblica.

Nel suo primo articolo la Costituzione italiana sancisce solennemente una discontinuità rispetto al passato. Si fonda qui lo Stato costituzionale, cioè quella democrazia nella quale la sovranità del popolo (intesa come volontà della maggioranza secondo i principi affermatisi durante la Rivoluzione Francese) si esprime “nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

La rigidità della nostra Costituzione, ovvero la circostanza per cui la sua modifica non possa avvenire per mezzo della legge ordinaria, è la risposta tecnica al problema riscontrato nel costituzionalismo liberale: la presenza di un legislatore onnipotente, ovvero privo di limiti, aveva portato infatti a decisioni arbitrarie ed ingiuste fino a consentire provvedimenti razzisti e liberticidi.

In Italia, come in molti altri Paesi, vi sono moltissime leggi: migliaia, forse decine di migliaia. Solo gli specialisti possono conoscerle. Ma vi è poi una sola legge alla quale tutte devono ispirarsi. Questa legge si chiama Costituzione e tutti i cittadini devono, o dovrebbero, conoscerla.

Possiamo guardare la Costituzione italiana da differenti punti di vista. La nostra è una Costituzione lunga: cioè le norme scritte in questo testo cercano di racchiudere tutti i problemi della vita pubblica e privata, dalle libertà individuali al matrimonio, dal lavoro al Governo, e così via. E’ una Costituzione forte (o rigida): estremamente difficile da modificare. Per impugnare questo atto, il Parlamento ha bisogno di una larga maggioranza, e, in alcuni casi, di un ulteriore referendum pubblico. D'altro lato, normali atti legislativi adottati dal Parlamento che sono in contrasto con la Costituzione vengono rimossi dalla Corte costituzionale, dopo di che è come se non fossero mai esistiti.


LA REGOLA CERTOSINA


L'Ordine certosino (in latino Ordo cartusiensis, sigla O. Cart.) è uno dei più rigorosi ordini monastici della Chiesa cattolica. L'istituto è stato fondato da San Bruno nel 1084 nell'Isère, Francia, con la creazione del primo monastero, la Grande Chartreuse.

Prende il nome dal Massiccio della Certosa (Massif de la Chartreuse) nelle prealpi francesi, dove san Bruno e sei compagni cercarono la solitudine per dedicarsi alla vita contemplativa. Fin dai primi tempi, si trova delineata la caratteristica della vita certosina: unione di uomini solitari che vivono in una piccola comunità.

Questa caratteristica si è conservata attraverso i secoli. I certosini sono dei "solitari riuniti come fratelli"; la comunità che formano è piccola a causa della loro scelta eremitica; tanto che si parla di "famiglia certosina". Questa si esprime in momenti particolari, soprattutto nella liturgia celebrata in comune, ma anche in occasione di incontri come le ricreazioni.

La vita dei padri

Durante la settimana i padri si riuniscono tre volte al giorno in chiesa: per il Mattutino, per la messa conventuale e per i Vespri. Le domeniche, ed i giorni di festa di una certa importanza, cantano in coro tutto l'ufficio, eccetto l'ora Prima e la Compieta, pranzano in refettorio e hanno una ricreazione nel pomeriggio. Infine escono in "spaziamento" una volta la settimana.

Lo "spaziamento" è la passeggiata settimanale durante la quale si può parlare liberamente. Si svolge il primo giorno libero della settimana, di solito il lunedì. Dura tre o quattro ore. Si cammina normalmente in coppia, per favorire il confronto personale. Periodicamente ci si ferma per cambiare i gruppi.

In refettorio non si parla mai. Durante il pasto uno dei monaci legge dal pulpito. Si legge, soprattutto, la Sacra Scrittura oppure gli Statuti, opere relative alla festività del giorno o altre opere scelte dal priore.

Nell'Ordine certosino lo studio ha sempre avuto importanza, ma non è l'occupazione primaria per i monaci. I certosini si dedicano, soprattutto, allo studio della Sacra Scrittura e della teologia.

Il lavoro manuale procura ai padri la distensione fisica necessaria alla salute. È, però, anche un modo per partecipare umilmente alla condizione umana, come Cristo a Nazaret. I monaci lavorano da soli nella cella. Il loro lavoro, che deve essere veramente utile, consiste in occupazioni diverse, ma tutti si occupano di tenere in ordine la cella, il giardino e di tagliare la legna per l'inverno. Alcuni padri, come il sacrista o il bibliotecario, hanno mansioni specifiche. Gli altri, invece, svolgono lavori di artigianato.

Secondo la tradizione certosina, il "monaco del chiostro" ricerca la solitudine della cella per cercarvi Dio. La cella è un porto sicuro dove regnano la pace, il silenzio e la gioia. Se sono diversi i compiti ai quali il monaco si dedica durante la giornata, tutta la sua esistenza deve essere una preghiera continua.