Scalone ellittico

Sul lato estremo occidentale del complesso, risalente all'ultimo quarto del Settecento, è il monumentale scalone ellittico. Chiuso all'esterno da una torre ottagonale, lo scalone conduce al primo piano del chiostro grande, utilizzato dai monaci di clausura per la loro "passeggiata settimanale".

Poco si sa sugli autori di questa grandiosa realizzazione e, data la durata dei lavori, furono probabilmente diversi gli architetti che se ne occuparono. Uno fu sicuramente Gaetano Barba (1730‑1806) che fu allievo del Vanvitelli e che per la Certosa progettò la galleria superiore del chiostro e lo scalone ellittico in pietra di Padula, che costò ben 64.000 ducati.

  La Scala a chiocciola fu l'ultima opera che i padri riuscirono ad ordinare e a vedere realizzata prima delle soppressioni francesi.

Si tratta di uno scalone ellittico a doppia rampa, che unisce i due livelli del chiostro grande, un'opera di straordinaria grandiosità che, aldilà della funzione pratica cui era ed è tuttora destinata, si giustificava come un maestoso elemento scenografico illuminato dai suoi sette grandi finestroni che spaziavano sul paesaggio circostante, fin quasi ad appropriarsene ed a fondersi con esso. Lo scalone si rifà ai modi sanfeliciani e vanvitelliani ed è, come già detto, firmato da Gaetano Barba; permette l'accesso alla passeggiata coperta, nei cui quattro bracci sono attualmente allestiti gli spazi espositivi delle opere d'arte restaurate nei laboratori presenti in Certosa, opere provenienti principalmente dai paesi terremotati dei Salernitano e dell'Irpinia che hanno trovato solo a Padula gli ambienti adatti agli interventi a cui devono essere sottoposti. 

Al centro dello scalone: lo stemma della certosa di S. Lorenzo; mitria vescovile; la corona di marchese; il bastone pastorale vescovile; il simbolo di S. Lorenzo (la graticola); la fiaccola che rivolta verso l'alto avrebbe significato: anni di buon augurio; rivolta verso il basso: anni di miseria. La torre ottagonale dello scalone è caratterizzata da sette finestroni aperti verso il giardino all'Italiana.


Parco e giardini

I giardini della certosa si sviluppano intorno al complesso, rientranti comunque nei confini delimitati dalle mura esterne.

Alle spalle dello scalone monumentale, è il desertum, giardino all'italiana settecentesco usato dai monaci di clausura e dal priore durante le loro uscite esterne, per i monaci consentite solo durante le festività. Probabilmente è il sentiero più antico del parco, fatto durante l'espansionismo settecentesco, anche se originariamente era caratterizzato da più viali e da frutteti e vigneti.

Quando i monaci di clausura non potevano usufruire dello spazio, allora questo così come quelli circostanti erano usati dai monaci conversi (dunque non di clausura) che li utilizzavano per le loro attività commerciali con l'esterno.

Nei giardini sono collocate alcune edicole sacre, fontane ed una cappella dedicata alla Maddalena.

L'aspetto del desertum, inteso come luogo in cui il monaco, nella completa solitudine e senza contatto con il mondo esterno, poteva meditare e raggiungere Dio, cambia considerevolmente con la definitiva conclusione dell’esperienza certosina nel 1866. Il monumento era già stato utilizzato come struttura militare nel Decennio francese, durante la crisi del 1860 e nella guerra al brigantaggio. Nei decenni successivi fu sostanzialmente abbandonato o utilizzato come area agricola. Negli anni della Grande Guerra invece l'area del desertum viene adibita a campo di prigionia dei prigionieri austro-ungarici perdendo l'antica funzione di spazio di preghiera e riflessione. Le foto risalenti agli anni 1915/1917 mostrano numerose baracche in legno disposte ordinatamente in file parallele con una capienza di circa tredicimila prigionieri.

Medesima funzione d'uso ebbe il desertum durante il secondo conflitto mondiale, quando fu scelto prima come campo di internamento per i prigionieri inglesi catturati in Africa e, successivamente, come luogo ove internare personaggi di spicco del fascismo. Nel dopoguerra diventò ancora una volta area agricola. Negli ultimi anni, oltre al desertum, anche gli altri spazi verdi sono stati oggetto di trasformazione che hanno riportato il giardino all'originaria funzione di legame tra l'uomo e la Natura attraverso diverse installazioni d'opere d'arte contemporanea.


Gaetano Barba 

(Napoli, 8 febbraio 1730 – Napoli, 6 dicembre 1806) è stato architetto e ingegnere. Fu uno dei massimi esponenti dell'architettura settecentesca napoletana ed operativo tra Napoli e nella Terra di Lavoro. Ha collaborato con le maggiori personalità dell'architettura napoletana del periodo come: Mario Gioffredo, Giovanni del Gaizo, Giuseppe Astarita, Pompeo Schiantarelli, Nicola Tagliacozzi Canale, Bartolomeo Vecchione, Carlo Vanvitelli e con l'Accademia di San Luca, poiché era un accademico. La formazione dell'architetto avvenne tra il 1748 e il 1760, dopo esperienze nel campo della pittura iniziò a dedicarsi all'architettura frequentando Mario Gioffredo. Egli sviluppa un proprio linguaggio architettonico regolato da proporzioni ed elementi geometrici con soluzioni del barocco napoletano di Ferdinando Sanfelice e le influenze classiche di Luigi Vanvitelli, Gioffredo e di Ferdinando Fuga. Dal 1764 ebbe contatti con i certosini della Certosa di Padula che a Napoli avevano diversi beni immobili, nello stesso anno divenne architetto del Tribunale delle Fortificazioni, del Tribunale della Salute, del Banco dei Poveri insieme a Giovanni del Gaizo e architetto della Città di Napoli dopo la morte di Nicola Tagliacozzi Canale.

Dal 1768 fu ingegnere ordinario della certosa di Padula e fino al 1772 fu operativo nella certosa con i lavori alla Scala della biblioteca e del chiostro.