CUCINA


La cucina è frutto di quella febbrile attività settecentesca che stravolse significativamente gli ambienti del monastero. La forma architettonica rettangolare della sala con volte a botte, esclude con quasi assoluta certezza che in quell'ambiente, almeno prima del 1742, anno in cui finirono i lavori di restauro di quell'ala del monastero, ci fosse una cucina. La sala era invece destinata molto più probabilmente a Capitolo o Refettorio della Certosa. Questa ipotesi è supportata anche dalla scoperta, fatta qualche anno fa, durante lavori di restauro, di un affresco del 1600 raffigurante la Deposizione, con il Cristo circondato da monaci certosini datata al 1650 e firmata da tale Anellus Maurus, probabilmente un monaco. La scena, assolutamente inadatta per una cucina, era stata fatta coprire dagli stessi monaci con una compatta scialbatura.

Affreschi un po' offuscati dal tempo e dai fumi della cucina decorano la volta a botte, mentre più in basso mattonelle verdi e gialle, recuperate dallo spoglio di qualche cupola, corrono lungo le pareti fino ad un’altezza di cm 170, con l’intento di allontanare gli insetti dalle mense.

Da ammirare i tavoli di lavoro in pietra e la cappa enorme al di sotto della quale è collocato, sui fuochi utilizzati di solito, l'antico bollitore. E’ noto che nelle cucine sarebbero stati preparati pranzi luculliani in occasione della visita di personaggi importanti a fronte di cibi giornalieri parchi e ripetitivi: sintomatica è la leggendaria frittata di mille uova preparata in onore di Carlo V fermatosi alcuni giorni a Padula di ritorno da Tunisi.

I padri certosini consumavano invece il pasto ognuno nella propria cella; la regola proibiva loro la carne, mentre facevano largo consumo di verdure, uova, latte, formaggi e pesce nei periodi di maggiore benessere.

Alle spalle della cucina, delle scale conducono al seminterrato, dove ci sono le cantine in cui veniva conservato il vino, mentre all'esterno è il piccolo chiostro della cucina, dove una vasca in pietra al centro dello spazio era usata per far fermentare il vino prodotto dai monaci.