CHIOSTRINO DEL REFETTORIO

Per accedere al Refettorio vi era sia l’ingresso principale, dal Cimitero, sia la porta laterale attraverso il piccolo porticato di un giardino semi-nascosto. L’ingresso è dal vano di passaggio tra il chiostrino della cucina e il grande corridoio centrale della Certosa ed è una delle parti, architettonicamente ed artisticamente, più significative della Certosa. Trattasi di un ambiente mutilo, in quanto il bel porticato su colonnine in pietra del primo ‘400 (superstite solo su un lato del giardino) è ciò che resta di un precedente chiostro che rimanda alla primitiva Certosa, prima cioè degli ampliamenti barocchi. Si è salvato, perché consentiva l’accesso del converso dalla cucina al refettorio senza passare per la clausura a lui interdetta, ovvero per il chiostro del Cimitero ove solo i Padri transitavano. Sulla sinistra entrando, risalta nella pavimentazione la maiolica con “Esculapio che nutre il serpente”, di fattura più tarda.

"Esculapio che nutre il serpente"

Esculapio è una figura estremamente misteriosa per il suo legame con l'immortalità e i serpenti. Era infatti in grado di guarire chiunque (non a caso il suo simbolo, il serpente attorno al bastone è l'immagine comune delle nostre farmacie) motivo per cui venne ucciso da Zeus, perchè garantendo eterna guarigione, gli uomini cominciavano a diventare immortali. Anche il serpente indica eternità per via del cambio pelle che richiama il rinnovamento da ciò che è vecchio a ciò che è nuovo. Esculapio guariva da qualsiasi malattia, anche quella della vecchiaia, rendendo chiunque potenzialmente immortale. Nel pannello sono evidenti motivi decorativi presenti in altri ambienti della Certosa, attribuito a Giuseppe Massa, 1739/1768.


Donato e Giuseppe Massa

due maestri riggiolari, padre e figlio, custodi di una tradizione artigianale che aveva avuto i suoi albori nel medioevo ed aveva ripreso quota con la venuta a Napoli nel ‘400 di Alfonso di Aragona. Il termine napoletano riggiola deriva dal catalano rajola che si riferiva alla finestrella quadrata sovrastante i portali dei palazzi. È interessante notare come anche il termine maiolica derivi dall’isola di Maiorca caratterizzata in passato da una notevole produzione di ceramiche; a loro si attribuisce anche il chiostro maiolicato di santa Chiara a Napoli