La costituzione del 1848

Tra il 1846 e il 1848, una cauta fase riformista interessa diversi stati italiani: il Regno di Sardegna, lo Stato pontificio, il Granducato di Toscana. La concessione di limitati diritti politici raggiunse in Italia il suo culmine proprio quando l’Europa fu sconvolta dal terremoto rivoluzionario.

Nel Regno delle Due Sicilie, il 12 gennaio 1848 scoppiò una rivolta che da Palermo si estese fino a Napoli. Si chiedeva la concessione di una Carta costituzionale: l’11 febbraio 1848 re Ferdinando II promulgò uno statuto ispirato alla Costituzione francese del 1830. Pochi giorni dopo vennero concesse Costituzioni o statuti nel Granducato di Toscana, nel Regno di Sardegna e nello Stato Pontificio. La Costituzione introdotta in Piemonte da re Carlo Alberto fu detta “Statuto Albertino” ed era destinata a diventare la legge fondamentale del futuro Regno d’Italia.

Le Costituzioni del 1848 furono concesse dai sovrani per la pressione esercitata dalle forze della borghesia liberale moderata e filomonarchica, che si contrapponeva ai democratici, convinti della necessità di istituire repubbliche con più ampia partecipazione popolare al potere.