La Repubblica del 1799

Nel triennio 1796-1799 la penisola italiana fu occupata dalle truppe francesi, come già era avvenuto in Belgio e nei territori tedeschi lungo il Reno: sia il Direttorio sia i comandi dell’esercito avevano bisogno delle risorse che provenivano dal saccheggio dei territori sottomessi. Nel 1798 questa politica proseguì: i francesi diedero vita alla Repubblica elvetica e alla Repubblica romana, proclamate dai rivoltosi giacobini. Reagendo a questi cambiamenti il re di Napoli Ferdinando IV lanciò un attacco contro il contingente francese di stanza nel Lazio ed entrò a Roma il 27 novembre 1798. Ma il generale francese Championnet, rompendo l’armistizio con il governo napoletano, occupò nuovamente Roma, mise in fuga i borbonici e proseguì alla volta di Napoli (gennaio 1799), instaurando con il consenso dei giacobini napoletani la Repubblica partenopea.

Il nuovo governo intraprese i primi atti della politica anti-feudale, ma dové mitigarli per venire incontro alla resi-stenze dei baroni appoggiati dal nuovo comando francese.

Mentre divisioni interne frenavano i repubblicani le forze realiste si compattavano. Le milizie della Santa Fede di Ruffo occuparono la Calabria: l'ammiraglio Francesco Caracciolo che aveva seguito Ferdinando in Sicilia ritornò a Napoli l'8 aprile e si schierò con i repubblicani riorganizzando la flotta militare. I repubblicani si divisero in un gruppo di orientamento moderato con Francesco Mario Pagano, ed uno marcatamente giacobino, con Vincenzio Russo che chiese l'immediata espropriazione dei feudi.

Successivamente, le notizie delle sconfitte subite dalle truppe francesi in Lombardia nella guerra contro gli Austriaci costringono i Francesi a sgomberare le Puglie e poco dopo tutto il regno.

I patrioti napoletani rimasero soli a fronteggiare le forze nemiche e il 13 giugno furono costretti a capitolare, l’armata sanfedista si impossessò nuovamente della città, mettendo così fine al governo repubblicano. La repressione fu durissima, giudicati dalle giunte di Stato nominate da Ferdinando IV, più di cento repubblicani sono impiccati o decapitati, e tra questi i più bei nomi dell’ intellettualità napoletana ( Francesco Mario Pagano, Eleonera Pimentel Fonseca, Ignazio Ciaia, Domenico Cirillo, Vincenzio Russo, che aveva avuto un ruolo anche nella Repubblica Romana) e l’ammiraglio Francesco Carracciolo.