Articolo 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.


La salute non solo è un diritto, ma anche un bisogno della collettività, perché ognuno di noi ha un ruolo nella società, a cui quindi stanno a cuore le condizioni psicofisiche di tutti i suoi membri.   
Il sistema sanitario attuale offre il suo servizio a tutti, indistintamente e indipendentemente dal reddito, e si inquadra nella linea costituzionale, che prevede l’assistenza delle strutture sociali tutte le volte che la persona ha bisogno, dalla culla alla tomba. Se ci sono problemi, in particolare di natura finanziaria, interviene lo Stato per assicurare: la nascita in condizioni ottimali; le cure necessarie per le malattie, e per altri seri inconvenienti, nel corso della vita; una sepoltura dignitosa dopo la morte.   
Qualcuno vorrebbe scimmiottare l’ordinamento americano, che privilegia il privato sul pubblico e pone le spese a carico di ogni utente, che spesso ha una copertura assicurativa. 
Per un benestante può essere addirittura meglio. Stipula una buona polizza e gode di cliniche più che confortevoli, specialisti all’avanguardia, medicine di ultima generazione, senza doversi imbattere nelle inefficienze dell’apparato statale.  
Ma ci pensate ai vecchi poveri e soli? Ai giovani in attesa di impiego? Ai disoccupati? Ai lavoratori che tirano la cinghia fino alla fine del mese? Possono procurarsi un’assicurazione accettabile? Sono operati da chirurghi o macellai? In nosocomi in cui vi  sono più infermieri o scarafaggi? 
Sarebbe ingiusto riservare terapie avveniristiche ai primi e quel che si può ai secondi. 
La salute è un diritto di tutti: non se ne può avere solo tanta quanta se ne può comprare!