Art. 9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione

Art. 117

[…] Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: […] s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali […] valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali  […]







E’ con orgoglio che noi studenti presentiamo il progetto “A Regola d’Arte” nel e attraverso il Museo diocesano “San Matteo”di Salerno: “nel Museo”, perché esso è il luogo ideale di bellezza in cui accogliere e celebrare le metaforiche nozze tra Arte e Costituzione; “attraverso il Museo”, perché lo scopo di tale progetto passa perfettamente attraverso la storia di questa nobile struttura, prima rinomato centro culturale di formazione per giovani come noi, poi scrigno di conservazione di un patrimonio storico-artistico vasto e inestimabile, che la nostra Costituzione ci ricorda di promuovere e tutelare perché essenziale all’identità e alle prospettive di crescita del Paese.
Sensibilizzare i visitatori di questa Mostra alla conoscenza, alla salvaguardia, all’impegno e alla responsabilità nei confronti delle opere qui presenti, che sono e devono considerarsi, così come ogni altro bene culturale e ambientale della Nazione, “patrimonio comune”, è il nostro scopo, in linea con i principi espressi come fondamentali negli articoli 9 e 117 della nostra Carta costituzionale. Questi due articoli, che non trovano riscontro nelle altre costituzioni occidentali, introducono un importante valore etico-culturale e sono una prova della grande modernità della Costituzione del 1948, della lungimiranza dei padri e delle madri costituenti in un’Italia postbellica dal volto decisamente diverso da quello attuale. Il significato profondo dell’articolo 9 della Carta costituzionale è stato ben espresso il 5 maggio 2003 dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel solenne discorso tenuto in occasione della consegna delle medaglie d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte: “.L’identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali nel mondo. Forse l’articolo più originale della nostra Costituzione repubblicana è proprio quell’articolo 9 che trova poche analogie nelle costituzioni di tutto il mondo: ‘La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’. La Costituzione ha espresso come principio giuridico quello che è scolpito nella coscienza di ogni italiano […] Se ci riflettiamo più a fondo, la presenza dell’articolo 9 tra i ‘principi fondamentali’ della nostra comunità offre un’indicazione importante sulla ‘missione’ della nostra Patria, su un modo di pensare e di vivere al quale vogliamo, dobbiamo essere fedeli[…]La promozione della sua conoscenza, la tutela del patrimonio artistico non sono un’attività ‘fra altre’ per la Repubblica, ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e per volontà di una identità millenaria”.
Mai come oggi l’attuazione di questo articolo risulta necessaria, mai come oggi la cultura e la sua promozione sembrano essere l’unico reale strumento di crescita, di progresso della collettività, l’unica risposta possibile contro il dilagare del cattivo gusto, della volgarità, della superficialità e del disimpegno. La nostra società ha bisogno di bellezza. Ne aveva bisogno allora quando l’Italia, solida nei suoi valori e nella sua identità, uscì deturpata da un conflitto terribile. Ne ha bisogno oggi, quando l’Italia, liquida nelle sue incertezze, nasconde dietro una maschera di apparente benessere le lacerazioni di una profonda crisi interiore.  I nostri padri costituenti l’avevano capito.
E noi?

C’era una volta un Seminario

L’elegante edificio che oggi accoglie il Museo Diocesano “San Matteo” fu anticamente l’ultima sede della Scuola Medica Salernitana, poi un importante Seminario tra le cui mura si formarono moltissimi giovani con la vocazione al sacerdozio, e non solo. In molti casi, infatti, la scuola del Seminario venne frequentata, come un collegio, anche da giovani che non intendevano diventare futuri preti ma desideravano studiare. La ragione di quest’uso del Seminario, come luogo di istruzione pubblica per studenti laici, fu economica, in quanto erano questi a pagare la retta, e culturale, in quanto si riteneva che fosse un bene dare una solida formazione religiosa ai possibili futuri membri della classe dirigente.  Fu l’Arcivescovo Gaspare Cervantes ad avere l’idea di fondare una tale istituzione culturale in città, in linea con il decreto tridentino “Cum adolescentium aetas”, approvato il 5 luglio 1563. Con tale documento il Concilio di Trento (1543-1563) intese invitare le varie diocesi ad aprire una casa, indicata col termine seminario, in cui radunare i giovani che volevano avviarsi al sacerdozio per fornire loro una formazione di carattere spirituale e culturale adatta ai tempi. Esso fu realizzato nel 1565 in prossimità del Duomo e subì nel corso degli anni, fino al XIX secolo, diversi lavori di abbellimento ed ampliamento per accogliere un numero sempre crescente di seminaristi. Nel XIX secolo il Seminario divenne uno dei migliori istituiti d'Europa e per questo motivo fu visitato da Giacomo Leopardi, da Papa Pio IX e dal Re di Napoli Ferdinando II. Durante la prima guerra mondiale, l’edificio si trasformò in ospedale militare, per essere poi restituito di nuovo alle Autorità ecclesiastiche nel 1919. Il 5 ottobre 1929 Nicola Monterisi divenne Arcivescovo primate di Salerno, ruolo che ricoprì fino alla morte e da subito si occupò delle necessità del Seminario. Nel “Bollettino del Clero” del 21 luglio 1930 egli annunciò che la Santa Sede aveva acquistato a Salerno dalla famiglia Tafuri un’area di 5 ettari sulla collina “La Mennola” per costruirvi un nuovo e più grande Seminario, che sarebbe diventato nel 1933, anno della sua inaugurazione, il Pontificio Seminario Regionale “Pio XI”, aperto a tutti gli aspiranti sacerdoti della Regione salernitano-lucana. Il giorno successivo un violento terremoto colpì Salerno danneggiando gravemente il vecchio Seminario Diocesano di Largo Plebiscito. Una volta riparati i danni, il Seminario Diocesano rimase al suo posto per altri 50 anni, fino al terremoto del 1980, che ne compromise così seriamente le strutture portanti che si rese necessario trasferirne le funzioni presso la Colonia S. Giuseppe, sulla litoranea. Nel frattempo la struttura di Largo Plebiscito da Seminario si era trasformata in Museo Diocesano.


2018 Anno Europeo del Patrimonio Culturale


Un anno per scoprire il nostro patrimonio culturale, in tutte le sue manifestazioni materiali, immateriali e digitali, quale espressione della diversità culturale europea ed elemento centrale del dialogo interculturale. Un anno per riflettere e dialogare sul valore che il patrimonio culturale riveste per la nostra società e per mostrarne a tutti l’importanza nei diversi settori della vita pubblica e privata. Un anno per godere del patrimonio europeo, imparando ad averne cura. Conoscere, apprezzare, fruire il patrimonio europeo, significa innanzitutto conoscere il nostro passato, e preservare questa grande ricchezza significa costruire il nostro futuro. Finalità dell’Anno europeo del patrimonio culturale è incoraggiare tutti a scoprire e lasciarsi coinvolgere dal patrimonio culturale dell’Europa rafforzando il senso di appartenenza a un comune spazio europeo. Quest’intento ci ha sollecitato nell’approfondire il sistema della tutela dei monumenti, in particolare di Salerno. E’ necessario raggiungere un pubblico più ampio possibile, per promuovere un comune senso di responsabilità. In Italia il Ministero per i beni e le attività culturali (MiBAC) coordina l’attuazione di questo anno tematico e si occupa di promuovere e supportare le iniziative che contribuiscono a perseguire gli obiettivi dell’Anno. MiBAC invita i cittadini, le associazioni e le fondazioni, le organizzazioni della società civile e di volontariato, le istituzioni culturali pubbliche e private, le pubbliche amministrazioni, le aziende e gli imprenditori, i professionisti e gli esperti del settore dei beni culturali, e chiunque abbia a cuore l’Europa e la cultura e desideri contribuire, a essere parte attiva al progetto, a scoprire, condividere e raccontare come il patrimonio culturale europeo ci unisca. Cos’è un “Bene culturale”

Con il termine bene culturale vengono individuati quei beni di notevole importanza per l'archeologia, la letteratura, l'arte, la scienza, la demologia, l'etnologia o l'antropologia che costituiscono prodotto della cultura umana. In tal senso, si contrappongono ai beni già presenti in natura (c.d. "beni naturali"). I beni culturali si possono suddividere in beni materiali (fisicamente tangibili, es. un quadro) e in beni immateriali (es. una lingua).
Secondo l'art. 10 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (d.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42) sono sempre beni culturali: "le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico".



APPROFONDIMENTO FILATELICO e NUMISMATICO


LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO DEDICA UN’EMISSIONE ALL’ANNO EUROPEO DEL PATRIMONIO CULTURALE



Lo Stato della Città del Vaticano dedica un’emissione all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale. Un anno importante per riflettere e dialogare sul valore che il patrimonio culturale riveste per la nostra società. La serie si compone di quattro francobolli che raffigurano altrettante statue conservate presso i Musei Vaticani. “L’Apollo del Belvedere”, statua marmorea risalente al periodo post-ellenistico (seconda metà del II secolo d.C.), che per l’armonia delle proporzioni è tutt’oggi considerata una delle più belle opere di tutta l’antichità. “L’Augusto di Prima Porta”, una statua romana realizzata in marmo bianco e ritrovata nella villa di Livia Drusilla, moglie dell’imperatore. “La Carità” di Gian Lorenzo Bernini con quattro putti, opera in terracotta con tracce di doratura, donata dall’Italia a Pio XI. Infine, il “Perseo trionfante”, scultura in marmo realizzata da Antonio Canova tra il 1797 e il 1801.








In occasione, dell’Anno Europeo della Cultura 2018, lo Stato della Città del Vaticano ha emesso il 1° giugno scorso un 2 euro commemorativo scegliendo di riprodurre sulla moneta il gruppo scultoreo del Laocoonte, (copia romana in marmo da originale in bronzo del II sec. a.C.) una delle opere più belle e prestigiose tra quelle conservate presso i Musei Vaticani. La statua, rinvenuta nel 1506, fu acquisita da Giulio II Della Rovere che la fece trasferire in Vaticano. Negli anni seguenti, nel Cortile delle Statue – oggi Cortile Ottagono – si formò uno dei più importanti insiemi di scultura antica, che avrebbe segnato profondamente la cultura artistica dei secoli successivi. Il suo collocamento viene considerato l’atto fondante di quello che sarebbe divenuto uno dei principali musei del mondo.