ART. 51

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici

e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti

stabiliti dalla legge.

ART. 52

La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.







LA DONNA


La storia di Giuditta

La città di Betulia, in Palestina, è assediata da tempo dagli Assiri, guidati da Oloferne, generale di Nabucodonosor e persecutore del popolo d’Israele. L’oppressore incalza, la città è allo stremo e pensa alla resa. Mai la patria si è trovata in un pericolo più grande. Giuditta, giovane e ricca vedova di Betulia, virtuosa e timorata di Dio, decide di tentare un’azione rischiosa, decisamente insolita per una donna. Consapevole della sua straordinaria bellezza, medita un piano per salvare il suo popolo. Indossa i suoi abiti più sontuosi, si agghinda i capelli e, accompagnata da una serva, si inoltra nel campo nemico. Oloferne la vede, ne resta affascinato e l’invita al banchetto. Fiumi di vino si versano sulla mensa e Oloferne ne beve troppo. La notte, il generale giace nella sua tenda, annebbiato dal vino. E’ il tempo dell’azione e ogni indugio svanisce. Giuditta entra in quella tenda, prende la spada del generale e con tutta la forza di cui è capace lo colpisce due volte al collo staccandogli la testa. Poi, porta la testa di Oloferne, avvolta in un panno, in città tra i Giudei che, preso coraggio dal successo dell’azione di Giuditta, passano al contrattacco e sconfiggono gli Assiri, sconvolti dalla morte del loro generale. Giuditta ha trionfato su Oloferne, la virtù ha trionfato sul male.


Nei miei occhi

Guardami, osserva bene quel che ho in grembo e immagina…immagina quel che ho fatto.
Non è stato facile, ma la mia patria era in pericolo. E la patria è sacra. Non lasciarti ingannare dalla delicatezza dei miei lineamenti, dalla grazia delle mie movenze, dalla mia giovane bellezza. Sono una donna, una Domina, sono padrona di me stessa, delle mie azioni, del mio destino.
Guarda piuttosto i miei occhi. In essi c’è tutta la forza di cui è capace una donna determinata a salvare il suo popolo. In essi c’è l’energia, il coraggio, la tenacia, la virtù, c’è l’hic et nunc delle decisioni irrevocabili, ma soprattutto c’è l’Amore, l’amore per il bene supremo, la propria terra, per la cui libertà tanto sangue è stato già versato.
Prima di andar via, guarda questi occhi un’ultima volta ancora. E se penserai che quello sguardo ti è familiare è perché lo hai già visto. Lo hai già visto in tante altre donne come me. Lo hai visto in Maria Federici, in Nilde Iotti, in Teresa Mattei, in Angelina Merlin, in Adele Bei, in Bianca Bianchi, in Laura Bianchini, in Elisabetta Conci, in Maria Jervolino, in Rita Montagnana, in Ottavia Buscemi, in Maria Maddalena Rossi, in Filomena Delli Castelli, in Nadia Spano, in Angela Gotelli, in Angela Cingolani, in Angiola Molinari, in Maria Verzotto, in Teresa Noce, in Elettra Pollastrini, in Vittoria Titomanlio. Lo hai visto in tutte queste 21 splendide donne, elette il 2 giugno del 1946, che hanno contribuito alla scrittura della Carta Costituzionale. Anche loro avevano movimenti aggraziati, anche loro avevano lineamenti delicati e anche loro erano animate da quello stesso sentimento, da quella stessa determinazione a difendere la Nazione dai pericoli.
Ci ha animate lo stesso amore.