Francesco Guarini
(Solofra 1611 - Gravina di Puglia, 1651)

Francesco Guarini rappresenta con le sue opere la pittura napoletana seicentesca.
Nato nel 1611 a Sant’Andrea Apostolo, frazione di Solofra (AV), si formò all’arte pittorica prima nella bottega paterna, poi a Napoli nello studio di Massimo Stanzione (sua La Madonna della Rosa, presente in questo Museo), seguace di Caravaggio. Dopo aver realizzato numerosi lavori a Solofra e opere all’interno della chiesa di Sant’Antonio Abate a Campobasso, strinse rapporti di committenza con la famiglia Orsini per la quale dipinse la Madonna del Rosario per il convento di San Domenico Maggiore a Solofra. Proseguì la sua attività lavorativa per gli Orsini a Gravina di Puglia dipingendo ritratti, scene sacre, la pala d'altare La Madonna del Suffragio per la chiesa Santa Maria del Suffragio. Nel momento di maggiore creatività, all’età di 40 anni, sopraggiunse improvvisa la morte. Diverse le ipotesi sulla morte dell’artista: alcuni raccontano che egli non sopravvisse alla morte della donna che amava, uccisa dal marito disonorato; altri che la morte fu causata da un incidente o da una improvvisa malattia. Fu suo allievo Angelo Solimena (sua La Sacra Famiglia, presente in questo Museo), uno dei principali artisti di quell’epoca che hanno contribuito allo sviluppo del Barocco e del Rococò.


“La Giuditta”

Il pregevole dipinto a olio su tela, appartenuto alla collezione del Marchese Ruggi Giovanni D’Aragona (1870), fondatore dell’Ospedale omonimo salernitano, è stato per lungo tempo oggetto di discussione. I caratteri stilistici vicini alla maniera pittorica caravaggesca hanno fatto pensare in un primo tempo che l’autore fosse proprio Michelangelo Merisi. Uno studio più approfondito dell’opera ha reso possibile invece l’attribuzione a Francesco Guarino, che si era formato nello studio di Massimo Stanzione, seguace di Caravaggio. Lo spazio della tela è interamente occupato dalla figura a mezzo busto di una giovane e bella Giuditta, dallo sguardo altero e impassibile, per nulla turbata dalla violenza commessa ai danni di Oloferne. Sulla sinistra del dipinto, alle sue spalle, l’eroina biblica dialoga con la serva mentre con la mano sinistra sembra indicare il gesto appena compiuto. Sulla destra, avvolta in un panno e raccolta dal braccio di Giuditta, la testa del generale assiro, sotto cui si intravede la spada ancora insanguinata. Nell’alta qualità esecutiva, nella raffinatezza dei tratti pittorici, nel gioco delle luci e delle ombre, nell’ambientazione rarefatta, nella riduzione della tavolozza, nell’essenzialità compositiva l’opera coniuga sapientemente, con forte impatto emotivo, la lezione caravaggesca al gusto classico.