Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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L’UGUAGLIANZA


In passato le persone godevano di diritti in quanto appartenevano a un certo ceto sociale e non in quanto individui. Si trattava di una società basata su un principio di disuguaglianza, secondo il quale la posizione sociale delle persone era stabilita dalla nascita e non dalle capacità individuali. In una democrazia invece le persone godono di diritti in quanto individui, le leggi sono uguali per tutti. Sono vietate le discriminazioni, è questa l’uguaglianza formale.

La Costituzione individua altresì una uguaglianza sostanziale, cioè l’uguaglianza in modo concreto. Le persone, infatti, non nascono tutte con le stesse possibilità economiche. Offrendo ai cittadini l’istruzione, l’accesso al lavoro e le cure mediche, lo Stato dà a tutti la possibilità di vivere in maniera dignitosa e di realizzarsi come individui, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali di partenza.

Nella realtà il principio di uguaglianza non è sempre realizzato e sono molto diffuse le discriminazioni nei confronti di chi appartiene a una determinata categoria. Un esempio è il cammino della parità tra i due sessi che, lungamente e faticosamente, non si è ancora realizzato pienamente, nonostante le modificazioni degli articoli del  codice civile e penale dopo le dichiarazioni di incostituzionalità della Corte Costituzionale. In merito è stato creato un apposito ministero delle “pari opportunità”.