Articolo 53

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione

della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.



Vi sembrerà assurdo, ma proprio le maledette tasse rappresentano uno degli strumenti a favore dei più deboli: ogni cittadino dà allo Stato una quota di quel che guadagna per finanziare i servizi pubblici, la salute, la giustizia, lo studio, la sicurezza... attraverso ferrovie, ospedali, tribunali, scuole, poliziotti... Il nostro infatti è uno Stato sociale di diritto, che assiste il cittadino “dalla  culla  alla  tomba”.
Folli non sono le tasse, ma il loro enorme numero e la percentuale del reddito che ognuno di noi è chiamato a versare: a volte rasenta il 50 %.
E poi l'Italia si divide in due parti: quelli che pagano le tasse e quelli che non le pagano. I primi sono lavoratori dipendenti e pensionati, che sono “costretti” a corrisponderle, perché a stipendio e pensione sono già sottratte le imposte; i secondi sono tutti coloro che percepiscono utili variabili, non individuabili a monte o a valle nel loro esatto ammontare, se non con la collaborazione del contribuente, che tace o dichiara molto meno di quanto incassa.  
L'evasione raggiunge ormai più di cento miliardi di euro all'anno; se eliminata, potrebbe risanare l'intero bilancio statale.
Ed allora? Si potrebbe ridurre drasticamente la molteplicità dei balzelli e l'entità delle aliquote, cioè delle percentuali dell’introito da erogare, bloccandole ad un massimo del 20, 25 %. Bisognerebbe poi introdurre una rigorosa disciplina sanzionatoria, con gravi conseguenze per gli infedeli: multe salate, sequestro di beni mobili e immobili, di aziende, fino ai “ceppi” nei casi più gravi. Così si prenderebbero due piccioni con una fava: da una parte il cittadino preferirebbe sborsare, date la esiguità della somma rispetto alle entrate e la severità delle sanzioni; dall'altra l’erario riscuoterebbe più di adesso, in quanto l'evasione sarebbe circoscritta ai minimi termini. Infine le attuali ed inconcludenti Commissioni tributarie, i cui membri sono nominati discrezionalmente da dirigenti giudiziari, consigli comunali e provinciali, andrebbero sostituite da una magistratura tributaria di carriera, come quella ordinaria e amministrativa.