ART. 19


Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.



LA RELIGIONE


Da quando gli uomini vivono gli uni accanto agli alti, cioè da sempre, hanno avuto il problema di “accettarsi” o “tollerarsi” reciprocamente.

La tolleranza è una conseguenza necessaria della nostra condizione umana. Siamo tutti figli della fragilità: fallibili e inclini all’errore. Non resta, dunque, che perdonarci vicendevolmente le nostre follie”.

Il diritto all’intolleranza è dunque assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri; e anzi ben porrido, perché le tigri non si fanno a pezzi che per mangiare, e noi ci siamo sterminati per dei paragrafi. Scrive Voltaire nel suo trattato sulla tolleranza.

In questa nostra epoca in cui la crisi, le tensioni, le paure spesso immotivate e i pregiudizi verso il diverso da noi determinano un continuo oscillare tra umanitarismo e respingimento si rende sempre più necessario ricordare l’importanza del concetto di tolleranza.

L’attuazione dei diritti umani rappresenta oggi una sfida difficile, specialmente per quanto riguarda il diritto fondamentale e inalienabile di ogni persona alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo.

La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo indica il rispetto della dignità umana di tutte le persone come fondamento sul quale poggia la tutela dei diritti umani. Nelle circostanze attuali è bene ricordare che gli Stati devono assicurare a tutti i cittadini il diritto di godere della libertà di religione in modo individuale, in famiglia e come comunità, e di partecipare alla pubblica piazza. La libertà di religione, di fatto, non è un diritto derivato o concesso, bensì un diritto fondamentale e inalienabile della persona umana. Un credo religioso non deve mai essere percepito o considerato dannoso od offensivo solo perché diverso da quello della maggioranza.

La responsabilità realistica e collettiva, pertanto, è quella di sostenere la tolleranza reciproca e il rispetto dei diritti umani, nonché una maggiore uguaglianza tra i cittadini di religione diversa, al fine di realizzare una democrazia sana, in cui vengano riconosciuti il ruolo pubblico della religione e la distinzione tra la sfera religiosa e quella temporale.

Urge una cultura della tolleranza, di accettazione reciproca e di dialogo. Il sistema educativo e i media hanno un ruolo importante, escludendo il pregiudizio e l’odio dai libri di testo, dai notiziari e dai giornali, e diffondendo informazioni accurate e corrette su tutti i gruppi che compongono la società. La mancanza di educazione e d’informazione, che facilita la manipolazione delle persone per trarne vantaggi politici, è però troppo spesso legata al sottosviluppo, alla povertà, all’impossibilità di partecipare in modo effettivo alla gestione della società. Una maggiore giustizia sociale offre un terreno fertile per l’attuazione di tutti i diritti umani. Le religioni sono comunità basate su convinzioni e la loro libertà garantisce un contributo di valori morali, senza i quali non è possibile la libertà di tutti. Per questa ragione, la comunità internazionale ha la responsabilità urgente e benefica di contrastare la tendenza alla crescente violenza contro i gruppi religiosi e l’ingannevole neutralità, che di fatto mira a neutralizzare la religione.